I tempi di esposizione

Per modificare la quantità di luce che impressionerà la pellicola esistono due modi: o si varia l'apertura del diaframma, lasciando passare più o meno luce, o si varia il tempo di esposizione, lasciando aperto l'otturatore per più o meno tempo.
Ovviamente, per ottenere un'esposizione corretta, se aumentiamo l'apertura del diaframma dovremo diminuire i tempi di esposizione e viceversa.
Le reflex manuali permettono di variare a piacere questi due parametri, quelle automatiche a priorità di diaframmi adattano il tempo di esposizione al diaframma scelto mentre quelle a priorità di tempi adattano il diaframma al tempo impostato.
Le moderne fotocamere elettroniche programmabili permettono di lavorare sia in un modo che nell'altro.
Vediamo qui cosa succede al variare del tempo di esposizione.

Il tempo di esposizione si modifica ruotando la ghiera dei tempi, normalmente posizionata sulla parte alta della fotocamera.
I valori sono normalmente espressi in frazioni di secondo. Ad es. posizionando il riferimento su 250 si sceglie un tempo di 1/250 di secondo.
Nell'esempio rappresentato nella foto la fotocamera dispone anche dei tempi di 1, 2 e 4 secondi, tali riferimenti sono colorati in arancione.

La ghiera di regolazione dei tempi (Nikon).

Il criterio di scelta dei tempi è abbastanza ovvio: più il tempo è breve e meno la foto risulterà mossa.
Normalmente utilizzeremo tempi dell'ordine di 1/250, mentre sceglieremo tempi più brevi per immagini di soggetti in movimento o realizzate in condizioni particolari (ad esempio se siamo noi e la macchina fotografica a muoverci!).
Le fotocamere permettono normalmente di lavorare con tempi sino a 1/1000 ma anche 1/2000 o 1/4000 di secondo, se dobbiamo realizzare pose con tempi ancora inferiori conviene affidarsi ad un illuminatore elettronico, che fornisce lampi della durata di circa 1/30.000 di secondo.
Sulla ghiera dei tempi troviamo due valori particolari: la posizione contrassegnata con una X (normalmente 1/60 o 1/125) che indica la velocità di sincronismo con il flash e la posizione B, che tiene aperto l'otturatore quanto noi teniamo premuto il pulsante di scatto.
E' importante non selezionare tempi più veloci del sincronismo quando si utilizza il flash, pena trovarsi con immagini "tagliate" perché il lampo si è attivato mentre l'otturatore si stava già richiudendo.

Il porto di Bonifacio ripreso dalla rocca, la posa B esalta le fonti di luce.

In posa B è possibile realizzare foto in ambienti molto bui, dove le fonti luminose in movimento impressioneranno la pellicola disegnando le loro traiettorie.
La posa B è spesso utilizzata (con macchina fotografica perfettamente bloccata e cavetto di comando dello scatto) per suggestive immagini notturne panoramiche (il panorama è fermo) magari aggiungendo soggetti anche mobili, illuminati brevemente da un lampo del flash.
Con tempi molto brevi si possono "congelare" ottimamente le immagini sportive, fornendo una efficace e drammatica rappresentazione del gesto atletico.
Con tempi lunghi, seguendo il veicolo (non l'atleta che si deforma durante il movimento) è possibile dare un particolare effetto di movimento, o semplicemente evidenziare il movimento di un oggetto (il vagone della metropolitana nell'immagine riprodotta) in relazione al soggetto principale fermo. 

Tempi brevi congelano il movimento degli atleti e degli spruzzi d'acqua.

Tempi lunghi, l'obbiettivo segue l'auto e lo sfondo "mosso" fornisce la sensazione della velocità.

Contrasto tra il treno in movimento e il soggetto principale immobile, ottenuto con un tempo di 1/30

Gli spruzzi d'acqua sono "congelati" da un tempo di 1/1000

Tempi lunghi conferiscono movimento e drammaticità alla ripresa, qui estratta da un filmato digitale con otturatore ad 1/50 di sec.